La candida domanda «Perché esiste il male in questo mondo?» ha turbato i pensatori di tutti i tempi.
Se lo chiede anche Voltaire, in questo piccolo gioiello letterario e filosofico, senza trovare una risposta definitiva, anzi, lasciandoci con il sospetto che una risposta definitiva non esista affatto. Esempio unico di mirabile congiunzione tra ironia, inquietudine metafisica e perfezione stilistica, Candido racconta la storia di un ragazzo che vaga per nazioni e terre nuove e misteriose, affrontando le più diverse avventure. Conosce il dotto fanfarone Pangloss, con cui va incontro alla rovina; parla con religiosi, manichei, donne di facili costumi, scopre addirittura El Dorado. E nel corso del suo viaggio regala al lettore il piacere dell’arguzia unita alla forza dell’intelligenza.


Inutile girarci tanto intorno: Candido è una breve ed efficace presa per i fondelli dell’ottimismo ad oltranza. Insomma, Voltaire ce l’ha con Leibniz e la sua “regola del meglio”. Per Leibniz, infatti, questa è la legge che mantiene l’ordine del mondo. Sostanzialmente Dio ammette anche il male peggiore al fine di raggiungere il meglio.

E infatti al povero Candido, giovane protagonista del romanzo, gliene capitano di tutti i colori. Di male in peggio, dalla padella alla brace: sembra che per lui e i suoi compari non ci sia modo di essere felici. Tutto questo accade mentre il filosofo Pangloss, fedele seguace delle teorie di Leibniz, continua a sostenere che il loro è il migliore dei mondi possibili.

Ma come è possibile, si chiede Candido, che questo sia il migliore dei mondi possibili se non c’è fine ai soprusi, alle truffe, alle violenze, alle guerre, all’odio, alla discriminazione e chi più ne ha più ne metta? Cosa c’è di migliore in tutto questo male? La domanda rimarrà priva di risposta. Per quanto Candido filosofeggi con i suoi amici, non riuscirà a trovare una risposta.

Alla fine capitano da un vecchio contadino che è contento e appagato dalla coltivazione del suo piccolo appezzamento di terra. certo lui sembra il più felice di tutti quelli incontrati finora. Perché? Perché lavora? Forse. Secondo me, è più contento perché vive e non ca***ggia. Nessuno lo sa perché esiste il male nel mondo. Esistono ipotesi, non certezze. Il meglio che uno possa fare è cercare di vivere la sua vita nel miglior modo possibile. “Coltivare il nostro giardino”, appunto.

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