Repubblica della Grande Asia dell’Est, 1997. Ogni anno una classe di quindicenni viene scelta per partecipare al Programma; e questa volta è toccato alla terza B della Scuola media Shiroiwa. Convinti di recarsi in una gita d’istruzione, i quarantadue ragazzi salgono su un pullman, dove vengono narcotizzati. Quando si risvegliano, lo scenario è molto diverso: intrappolati su un’isola deserta, controllati tramite collari radio, i ragazzi vengono costretti a partecipare a un “gioco” il cui scopo è uccidersi a vicenda. Finché non ne rimanga uno solo… Edito nel 1999, “Battle Royale” è un bestseller assoluto in Giappone, il libro più venduto di tutti i tempi; diventato fenomeno di culto, ha ispirato celebri film, manga sceneggiati dallo stesso Takami e videogiochi. Scritto con uno stile insieme freddo e violento, “Battle Royale” è un classico del pulp, un libro controverso e ricco di implicazioni, nel quale molti hanno visto una potente metafora di cosa significhi essere giovani in un mondo dominato dal più feroce darwinismo sociale.


Cosa succede quando prendi 42 studenti e li costringi a partecipare a un gioco dove devono uccidersi a vicenda? Tutto dipende dal carattere e dalla storia personale del singolo studente. E questo Takami lo sa bene.

C’è chi non ci sta fin dal principio. C’è chi impazzisce. C’è chi si nasconde. C’è chi non lo accetta. C’è chi si rifiuta. E c’è chi sceglie di giocare. Nessuno dei 42 studenti reagisce in maniera uguale e, grazie al cambio di punto di vista, il lettore può apprezzare la varietà di comportamenti.

Tuttavia, il punto di vista principale, privilegiato rimane quello del protagonista, Shuya, un giovane fondamentalmente buono e dalle idee pericolosamente eversive (ama la musica rock, vietata dalla Repubblica della Grande Asia dell’Est). Le sue vicende si intrecceranno con quelle di Noriko, ragazza delicata e gentile, con la quale si alleerà nel gioco per la sopravvivenza.

E fin da subito apparirà chiaro che si tratta di un “gioco” di morte: ogni assassinio, incidente o suicidio viene narrato con crudezza e senza pietà.

Tutto però rimane sostanzialmente anonimo fino all’entrata in scena di Shogo, uno dei 42 ragazzi, il quale si unirà a Shuya e Noriko. Shogo appare fin da subito alternativo a tutti gli altri 41 ragazzi: è più maturo e più consapevole. Diventerà un’insostituibile guida e un amico vero e prezioso. Nonostante la narrazione non si svolga mai del suo punto di vista, vi innamorerete di lui, della sua forza, della sua integrità, del suo sangue freddo, del suo saper riconoscere le cose importanti nella vita.

“Dovete fare quello che volete. Mettetecela tutta, seguendo la vostra coscienza”

“Combatti solo quando lei è in pericolo. Combatti chiunque, anche un semplice scassinatore o la Repubblica del cazzo della Grande Asia dell’est o un extraterrestre. […] E’ una stupidaggine morire inutilmente.”

“Penso che lui non riesca ad avere “speranza nel futuro”. E’ senza futuro. Esiste una cosa più orribile di questa? Cioè, anche una persona mediocre come me qualche volta pensa che tutte le cose siano insignificanti. Perché faccio colazione quando mi sveglio? Anche se mangio, alla fine finisce tutto in merda comunque e basta. Perché ogni giorno studio, vado a scuola? Anche se per caso dovessi avere successo in futuro, alla fine la vita finisce comunque. Anche se mi vesto bene e divento oggetto d’invidia per la gente e guadagno un sacco di soldi, alla fine non c’è senso. Tutto è insignificante. Certo, questa vita di merda è quella che si può avere in un paese di merda come il nostro. Ma sai, noi abbiamo anche la capacità si sentirci felici e di divertirci, no? Sono piccole cose, ma è abbastanza per colmare questo vuoto. Almeno io la penso così.”

Se vi è piaciuto Hunger Games, non potete davvero perdervi questo romanzo. Se Hunger Games vi ha fatto schifo, correte a prendervi Battle Royale e leggete cosa accade quando 42 ragazzi (o forse molti di più) vengono costretti a giocare un gioco senza umanità.

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