Jake Brenner ha troppa voglia di divertirsi per potersi innamorare – o così sostiene. Del resto, è troppo impegnato con la sua band, gli Wayward Sons, per cercare una storia d’amore. La sua reticenza non ha niente a che fare con la sua imbarazzante cotta per Chris, cantante della band e suo miglior amico da tempo. Ma questo era prima che il misterioso girovago Parker McAvoy diventasse il nuovo chitarrista del gruppo.
Jake può solo negare la sua attrazione per il goffo, dolce Parker, il più a lungo possibile prima che il desiderio di fare qualcosa a riguardo diventi impossibile da ignorare. Il problema è che Parker sa tutto dei modi da dongiovanni di Jake – e oh, sì, non è gay. O questo è quello che pensa Jake, fino a quando una serie di eventi permette una nuova, incoraggiante possibilità. Riuscirà a convincere Parker a superare il suo passato movimentato e a dargli una possibilità? O questa canzone d’amore svanirà prima ancora di cominciare?


Divertente e dolce: ecco come definirei questo libro. Divertente perché Jake, Parker, Chris e Jimmy sono troppo forti e le persone che gravitano loro intorno non sono da meno. Dolce perché riesce a trasmettere tenerezza senza quelle fastidiose carie ai denti.

Tutti e quattro fanno parte di una band, gli Wayward Sons, un gruppo rock alternativo in ascesa. Solo Jake è gay – o almeno così pensa lui. Ne è così convinto che finirà per fare un gran casino con Parker, ultimo entrato nella band, conosciuto per caso e suo migliore amico (nonché coinquilino).

Parker ha una storia dolorosa alle spalle. Incontrare Jake è stata la sua fortuna per tutto quello che lui, la sua famiglia e la band hanno significato per lui. E’ così timido e carino che verrebbe voglia di coccolarlo una pagina sì e l’altra pure.

Jake, invece, è tendenzialmente una p*****a. Si ritiene troppo giovane per una relazione seria, così si toglie semplicemente una voglia dietro l’altra. Finché Parker non gli sbatterà in faccia la verità e allora saranno dolori (o meglio, si sentirà un c******e di proporzioni epiche).

L’arrivo al “e vissero tutti felici e contenti” è lento (in senso positivo) e tanto, tanto dolce: davvero, è roba da occhi a cuoricino perenni. E ve lo dice una che di solito non regge lo zucchero.

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