Luce e il suo grande amore, l’angelo caduto Daniel, sono a un passo dalla salvezza. O dall’abisso. Tutto dipende da Lucifero, che vuole cancellare la storia e riscriverla per avere il mondo in pugno. Un modo per impedirglielo ci sarebbe: occorre riunire tre reliquie che si trovano a Venezia, Vienna e Avignone. In questa strenua impresa Luce e Daniel non sono soli. Al loro fianco hanno gli amici di sempre, gli angeli Roland, Cam, Gabbe, Arianne, oltre ai Nephilim, nati dall’unione di un angelo e un mortale. C’è poi la sfida dell’amore, e in quella anche gli amici più cari non possono niente. Il sentimento assoluto che lega Luce e Daniel ha attraversato il tempo, ma è ancora avvolto in troppi misteri. E non si può amare fino in fondo senza conoscersi davvero.


Nessuna sorpresa da quest’ultimo capitolo della saga Fallen. Non essendomi piaciuti per niente i primi tre, il quarto non si è smentito. Quello che non mi è piaciuto è il modo in cui l’autrice ha sviluppato i protagonisti, Luce e Daniel, e la loro storia. Chi sono Luce e Daniel? Sinceramente non saprei dirlo.

Daniel è tutto un “io credo in te”, “ti amo”, “ti sceglierò sempre”. Luce è tutta un “sei il mio angelo”, *senza parole: il mio angelo è troppo bello*, “ti amo”. Ma al di là dei baci idilliaci (minimo un paio da paragrafi per un casto bacetto… meno male non si va oltre, non oso immaginare quanto spazio avrebbe occupato la prima notte d’ammore) non sappiamo niente di questi due – o comunque niente di rilevante. Non hanno vita, sogni, speranze al di là della loro storia d’amore. E questo non mi piace. Rende i personaggi piatti, senza vita, stereotipati protagonisti di un amore impossibile che sappiamo troverà il modo di essere possibile. Se il finale è noto, dateci almeno una via che meriti di essere percorsa.

In Rapture, Daniel non fa praticamente niente. Luce prova a ricordarsi di quello che deve fare (tipo me che vado al frigorifero e non ricordo cosa dovevo prendere) ed è frustrata quando non ci riesce (ragazzi, ma quanto è brutto stare davanti al frigo aperto senza ricordarsi il perché?). Ogni tanto si ricorda qualcosa (sempre e rigorosamente al momento giusto) e agisce di conseguenza – e dietro di lei tutti gli angeli. Quando non si ricorda (o non è tenuta a farlo), tranquilli! Ci sono gli altri che le dicono cosa fare.

Il momento più assurdo di questo processo è stato raggiunto con la faccenda di Dee. Da quando è comparsa si è capito quale sarebbe stato il suo scopo. E a chi tocca ucciderla per scoprire dove sono caduti gli angeli? A Luce. Ecco. Ora. Non esiste che una ragazza così pura e innocente accoltelli una sua amica a sangue freddo. Neanche per il Bene Superiore (o per il suo Amore, se è per questo). Se è proprio necessario (e nel romanzo pare che lo sia per qualche imperscrutabile motivo), ci si aspetta un forte dilemma interiore. Bene. Il tormento di Luce dura 3 pagine e mezzo (e nel frattempo ci sono dialoghi tra gli altri personaggi). Wow.

Tutti i personaggi secondari sono piuttosto sbiaditi. Alcuni sono poco incisivi (Arriane), altri spariscono (Cam, il personaggio dal quale, tutto sommato, mi aspettavo di più).

Naturalmente, come nei precedenti episodi, i piccioncini hanno numerosi nemici. La Bilancia. Oddio, mi vien da ridere solo a ripensarci. Sembrano un branco di vecchietti fuggiti dall’ospizio. Poi abbiamo gli Anziani. La terribile Sophia. Liquidata in meno di un capitolo, nonostante sembrasse essere uno degli ostacoli maggiori alla felicità della coppietta. Mah. E, dulcis in fundo, Lucifero. Oh, mamma mia, Lucifero! Appeal zero. E questo dovrebbe essere il Grande Tentatore? Per favore… Eva gli avrebbe riso in faccia…

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