«Il bellissimo debutto di Glinda Izabel, Shades of Life, è una dolce ossessione. È toccante, misterioso, magico – un’avventura romantica che lascerà per sempre un’impronta sulla vostra anima. Assolutamente consigliato.»
Rebecca Hamilton, autrice di The Forever Girl.

Pensava che la morte fosse la fine — poi l’amore la riportò alla vita.
Juniper Lee, diciottenne con una strana predilezione per i cimiteri, si aggira da sola tra le strade di Savannah, Georgia, assaporando gli ultimi bagliori di vita che pulsano in lei.

Quando un paio di occhi blu la strappano dalla polverosa libreria ormai diventata il suo rifugio, Juniper deve affrontare la verità sul proprio passato e tenere a bada il suo cuore che sembra non poter fare a meno di battere per quel misterioso ragazzo che è piombato sul suo cammino e non sembra volerla lasciare andare.


Ho iniziato questo romanzo con buone aspettative. E direi che nei primi capitoli sono state ben riposte. Tutto è precipitato (almeno per i miei standard) quando la storia d’amore è entrata nel vivo – sempre che si possa parlare di “vivo” in riferimento a una storia di fantasmi.

Tanto, tantissimo zucchero. Troppo zucchero davvero. E’ così tanto da soffocare con la sua melensa dolcezza lo stile accattivante dell’autrice che mi era piaciuto moltissimo all’inizio del libro. E – si sa – lo zucchero porta cliché (dalle metafore iperboliche ai baci da svenimento).

Per non parlare del finale. A 1/4 del libro si capisce già dove si sta andando a parare. Troppi elementi scoperti, troppe allusioni… oltre a rovinare la sorpresa finale, finiscono per dare l’impressione che sia la solita storiella d’amore, con le solite effusioni, il solito litigio… il solito tutto.

2 stars smaller

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