Appassionato nei versi d’amore, ironico nell’invettiva personale, divertente nel descrivere la vita quotidiana, tra i grandi poeti dell’antichità classica Catullo è quello che riesce a parlare con più immediatezza al lettore contemporaneo, regalandogli l’emozionante esperienza di una identificazione senza filtri con i sentimenti di un passato remoto.

La traduzione di Guido Paduano – uno dei piú originali e sensibili interpreti della cultura classica – tende proprio ad esaltare la modernità del liber catulliano, attraverso un linguaggio elegante e piano, attento ai dislivelli stilistici e alle situazioni culturali, ma allo stesso tempo emotivamente partecipe.

Con un saggio critico di Guido Paduano sulla peculiarità dell’ideologia amorosa di Catullo. Nota storico-biografica, bibliografia essenziale, introduzioni ai singoli carmi e note a cura di Alessandro Grilli.


Leggendo i carmi di Catullo di ha l’impressione che la Bellezza – quella con la B maiuscola, appunto – esista. E che Catullo abbia saputo metterla nero su bianco in tutto il suo fulgore. E vi consiglio la lettura dell’edizione Einaudi, dove i carmi sono ben tradotti e il commento è utile per la comprensione dei componimenti.

La mia donna dice che non vuol stare con nessun altro,
neanche se la chiedesse Giove in persona.
Così dice, ma quello che dice una donna all’amante appassionato,
va scritto sul vento e sull’acqua che fugge.

(Carme 70)

In quattro versi, Catullo ci descrive quello che autori meno geniali di lui hanno impiegato pagine e pagine per descrivere e speso grandi parole. Nei primi due versi abbiamo l’aspirazione dell’infinito: l’amore che Lesbia – la donna amata – professa è così grande, così forte e così assoluto che nemmeno Giove – il re degli dei – potrebbe persuaderla a tradire l’amato.

Ma poi abbiamo gli altri due versi – la paura, il pessimismo e il realismo del poeta. L’amore, sebbene sia l’unico modo in cui i mortali possano assaggiare l’infinito, può finire. Le promesse, anche quelle più accorate, possono essere infrante. E Catullo ci trasmette questo timore con un’immagine efficace e immediata.

Certo, Catullo amava anche l’invettiva. E non andava tanto per il sottile…

Che cosa fa, caro Gellio, uno che tresca
con la madre e la sorella, e ci passa le notti nudo?
Uno che non lascia che lo zio faccia il marito,
sai che delitto si prende sulla coscienza?
Quello che non può lavare neppure Teti ai confini del mondo,
e neanche Oceano, padre di tutte le Ninfe.
Non c’è nessun delitto peggiore di questo,
neanche se ti abbassi a succhiarti da solo.

(Carme 88)

Catullo potrebbe essere uno qualunque di noi. Uno che ama la sua donna e uno che infama i suoi rivali in amore. Uno che credeva nell’amicizia e uno che disprezzava che non teneva fede ai patti. Uno che soffre terribilmente per amore.

Odio e amo. Mi chiederai come faccio.
Non so, ma lo sento succedere, e mi tormento.

(Carme 85)

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