Dimenticate Troia, gli scenari di guerra, i duelli, il sangue, la morte. Dimenticate la violenza e le stragi, la crudeltà e l’orrore.
E seguite invece il cammino di due giovani, amici prima e poi amanti e infine anche compagni d’arme – due giovani splendidi per gioventù e bellezza, destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna.
Madeline Miller, studiosa e docente di antichità classica, a cui la dottrina non ha limitato o spento la fantasia creatrice, rievoca la storia d’amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell’epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i Greci antichi riconobbero e accettarono l’omosessualità.
Patroclo muore al posto di Achille, per Achille, e Achille non vuole più vivere senza Patroclo.
Sulle mura di Troia si profilano due altissime ombre che oscurano l’ormai usurata vicenda di Elena e Paride.


Adoro i classici e la mitologia greca, quindi quando ho letto la trama di questo libro non sono riuscita a trattenermi, sebbene sia il tipo di romanzo al quale mi avvicino con i piedi di piombo. Perché? Be’, perché è facile in certi frangenti che l’autore prenda una sonora cantonata. D’altro canto, di Achille si parla nell’Iliade e nell’Odissea, due capolavori della letteratura. Hai detto patate…

Madeline Miller riesce per metà nel suo intento. L’idea di raccontare la vita di Achille dal punto di vista di Patroclo è molto interessante e ci offre un punto di vista insolito che permette di approfondire il suo lato più dolce, quello che è passato più inosservato alla “storia”. Tuttavia, ho trovato l’Achille della prima metà del romanzo davvero troppo morbido. Anche se la narrazione è dal punto di vista di un amante, stiamo pur sempre parlando di uno dei più grandi eroi greci e di un ragazzo/uomo che viveva per la gloria e la guerra.

Patroclo ispira molta tenerezza, ma certo l’autrice non gli rende molto merito sul campo di battaglia. Sebbene nella mitologia le sue imprese di fronte alle mura di Troia siano state numerose, l’autrice lo rende come un personaggio molto delicato, assolutamente riluttante a imbracciare le armi e ad uccidere. La sua vita è incentrata su Achille ed è bello vedere come un amante colga certi dettagli che gli altri non possono vedere.

Mi è piaciuta molto la caratterizzazione di Teti, madre divina di Achille. Oscura e potente come una dea, ansiosa e protettiva come una madre (con tutti gli errori che ne possono conseguire).

Poi devo assolutamente spendere due parole su Odisseo. Che si trovi impegnato nel suo viaggio di ritorno a Itaca o che bruci nell’Inferno di Dante, io stravedo per questo personaggio. E’ più forte di me. Ringrazio l’autrice per aver dato lo spazio che meritava all’eroe dal multiforme ingegno.

Per quanto riguarda la storia, è abbastanza fedele all’originale (con qualche licenza letteraria, naturalmente). L’ho trovata un po’ lenta nella prima parte, decisamente migliore nella seconda. Comunque, la tendenza dell’autrice ad essere didascalica in alcuni punti non ha favorito il ritmo della narrazione. Non si tratta di lunghe spiegazioni, tutt’altro, ma sono inserite con un tono che mi ha ricordato le lezioni di letteratura greca al liceo.

Complessivamente, mi sento di consigliare questo libro. Se non sarete troppo fiscali, lo troverete una lettura piacevole e interessante.

3 stars smaller

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