Contro ogni previsione, Katniss Everdeen è sopravvissuta all’Arena degli Hunger Games. Due volte. Ora vive in una bella casa, nel Distretto 12, con sua madre e la sorella Prim. E sta per sposarsi. Sarà una cerimonia bellissima, e Katniss indosserà un abito meraviglioso. Sembra un sogno… Invece è un incubo. Katniss è in pericolo. E con lei tutti coloro a cui vuole bene. Tutti coloro che le sono vicini. Tutti gli abitanti del Distretto. Perché la sua ultima vittoria ha offeso le alte sfere, a Capitol City. E il presidente Snow ha giurato vendetta. Comincia la guerra. Quella vera. Al cui confronto l’Arena sembrerà una passeggiata.


E alla fine, nel volume conclusivo della trilogia, tutti i nodi vengono al pettine. Tutto ciò che mi aveva lasciata perplessa nei primi due volumi emerge con prepotenza ne Il canto della rivolta.

Katniss non è neanche più un’eroina. Passa l’80% del libro in stato catatonico, in ospedale o a vagare senza meta qua e là. Continua a farsi milioni di domande, a non capire quello che succede e a farsi manovrare dagli altri. Decisamente l’opposto di quello che sarebbe stato lecito aspettarsi da lei.

Continuo a ritenere Gale un personaggio irrilevante. Non sono mai riuscita a vederlo come protagonista maschile e ho trovato ridicole e fondate sul nulla le sue idee integraliste e guerrafondaie. Alla Collins serviva soltanto un personaggio dal grilletto facile ed eccolo lì.

Su Peeta non so che cosa dire. L’evoluzione della sua storia mi è sembrata una pallida imitazione di quello che accade al protagonista di 1984 di Orwell. Le modalità con le quali si riprende mi sono sembrate del tutto inverosimili.

Haymitch continua ad essere il mio personaggio preferito, insieme a Finnick, veri e coerenti antieroi di questa trilogia. La storia dal loro punto di vista sarebbe stata decisamente più interessante.

E a proposito della storia… la prima metà del romanzo è noiosissima. Non succede praticamente niente, a parte trucco&parrucco, riprese di spot propagandistici e interminabili dilemmi di Katniss. Nella seconda metà ci troviamo invece di fronte ad un sacco di splatter… tanto esagerato e poco credibile (scene che, se fossimo davanti ad un teleschermo, chiameremmo “inutile spreco di conserva di pomodoro”).

2 stars smaller

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