Se esiste un uomo capace di unire la sfrontatezza, l’arguzia, l’intelligenza e l’ironia, e portarle a un livello di perfezione mai raggiunto né prima né dopo, è sicuramente Oscar Wilde.
Animo irrequieto e controcorrente, delizia, stupore e scandalo dell’Inghilterra vittoriana, in poche righe riesce a dare conto delle sue convinzioni più critiche e autentiche sulla vita, le donne, la morale, l’arte e la società. Wilde, strenuo nemico delle convenzioni, combatte con impeto e orgoglio le sicurezze rassicuranti e i comodi preconcetti. La mediocrità è il suo nemico; convinto, per usare le sue parole, che solo ciò che è straordinario può sopravvivere, riversa in queste pagine il suo genio e la sua visione unica della realtà.


Il problema di questo libro è che è già finito. E questo nonostante mi sia sforzata di leggerlo lentamente, gustandomi ogni singolo aforisma.

Sì, perché non sono frasette buttate là, dette tanto per andare controcorrente. Anche nella brevità degli aforismi è evidente che Oscar Wilde non è mai banale, sciatto, superficiale. Ogni frase è perfettamente costruita e colpisce dritta nel segno del luogo comune e del comune sentire.

Leggendo un aforisma dopo l’altro non è difficile immaginare la morbosità e lo scandalo dei suoi interlocutori. E il piacere che queste reazioni dovevano suscitare in Oscar Wilde, la prova del suo insuperabile wit.

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