Circondate da un’aura romantica e misteriosa, le geishe hanno spesso esercitato sugli occidentali un’attrazione quasi irresistibile, amplificata dalle leggende che circondano la loro esistenza. Come e perché si diventa geishe? In quale modo le fanciulle vengono istruite? Quali sono i rituali e le «abilità» da apprendere? A queste domande Arthur Golden ha deciso di rispondere con un romanzo che ha l’emozionante semplicità e l’immediatezza di una storia vera.
È infatti il racconto in prima persona di una geisha, Sayuri, a guidarci attraverso le complesse, affascinanti tradizioni giapponesi e a permetterci di comprenderne l’intima essenza, il significato più profondo, nel bene e nel male. E benché Sayuri racconti la sua storia con la pacata saggezza di chi ha ormai percorso gran parte della vita, la sua voce tesse una trama precisa e vivida, permettendoci di entrare in un universo al contempo splendido e crudele.


Piccola premessa. Non sono un’esperta di cultura giapponese e di conseguenza ho letto questo libro come romanzo e non come “saggio” sulle geishe. Ho letto numerose recensioni in cui molti si lamentavano delle numerosi imprecisioni riguardanti la cultura giapponese, ma, non conoscendola bene come meriterebbe, non sono in grado di pronunciarmi al riguardo. Quindi la mia recensione riguarda soltanto il romanzo, la storia narrata.

Memorie di una geisha si riferisce ai ricordi di Sayuri, voce narrante della sua stessa storia, che prende inizio da un umile villaggio di pescatori per arrivare alla gloria scintillante di geisha di successo a Gion.

Lo stile dell’autore è estremamente lieve e delicato, e riesce quasi a nascondere l’orrore dietro la leggerezza, come le geishe nascondono la loro precaria esistenza dietro kimono sfarzosi. Sayuri (che allora si chiamava Chiyo) viene venduta con sua sorella? Quasi non ce ne rendiamo conto… rimaniamo noi stessi invischiati nei pensieri ancora ignari della piccola Chiyo, che pensa che sarà adottata da quell’uomo che è venuto a portarle via dalla disastrosa situazione familiare in cui vivevano.

E allora veniamo catapultati insieme alla bambina nel mondo delle geishe e più proseguiamo nella lettura, più ci rendiamo conto di quanto sia precario. Basta molto meno di uno sbaglio per essere fuori per sempre, da geisha a serva (o peggio, prostituta).

Conosciamo quindi Zucca, quasi coetanea di Chiyo, che cerca di trovare la stabilità in quel mondo pur senza grandi doti. E conosciamo anche Hatsumomo, la geisha dell’okiya (= edificio in cui vivono le geishe). Lei ha la stabilità che cerca Zucca, ma sa quanto sia instabile e fa di tutto (meschinità incluse) per non farsela portare via da quella che fin da subito riconosce come una rivale: Chiyo. E quindi vediamo la rivalità tra le due crescere sempre di più. Finché per il successo di una, l’altra dovrà soccombere.

Incontriamo la Madre, donna a capo dell’okiya, avara e senza scrupoli quando si tratta di curare i suoi interessi.

E poi ci sono gli uomini, nelle cui mani ci sono le vite di ciascuna di queste donne. Una geisha ha bisogno del favore degli uomini per sopravvivere, per portare abbastanza soldi all’okiya per essere ritenuta indispensabile e continuare la sua vita lussuosa. Perso il favore degli uomini, una geisha è persa, perché non vale più nulla.

E numerose volte nel corso della narrazione vediamo quanto una geisha debba sopportare per mantenere questo favore. Non tutti gli uomini, infatti, sono rispettosi e degni di tante attenzioni. Spesso sono solo potenti e indispensabili per il mantenimento del proprio status di geisha.

Di conseguenza, non si parla mai davvero di amore. La differenza sta tra uomini gentili con i quali si sta volentieri e uomini disgustosi con i quali bisogna stare.

4 stars smaller

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