Per i Kampf l’organizzazione del ricevimento, a cui sono invitati i maggiorenti della città, è un’occupazione serissima.
Tutto deve funzionare alla perfezione, come il meccanismo di un prezioso orologio. Proprio per questo, il ballo, che dovrebbe segnare l’ingresso della famiglia nell’alta società parigina, è un sogno tanto per la madre, volgare e arcigna parvenue, quanto per la quattordicenne Antoinette, che però ne rimane esclusa. Con una scrittura precisa e senza fronzoli, Irène Némirovsky racconta la vendetta che Antoinette saprà prendersi.


Un racconto breve dai protagonisti del tutto negativi, dai bassi istinti e dagli appetiti grossolani. Un racconto pieno di così tanta rabbia e di così tanto risentimento da non dare ai personaggi nessuno spessore e da farli apparire solo grotteschi.

Al centro del racconto ci sono la madre e la figlia.

La madre, arricchitasi tardi, vuole godersi la bella vita (che comprende trovarsi un amante) finché è ancora abbastanza giovane per poterlo fare. La vediamo girare per casa come un’ossessa e dare ordini ai servitori con la follia di chi vorrebbe avere tutto sotto controllo senza avere idea di come fare. E infatti, i servitori si fanno beffe di lei e della sua mania.

Ma soprattutto la vediamo scagliarsi contro la figlia adolescente, la vera minaccia al suo voler vivere la vita. Sa che se entrasse in scena tutti gli occhi sarebbero per lei.

E anche Antoinette, la figlia, lo sa. E vorrebbe che fosse così. Così vediamo i suoi pensieri scagliarsi contro i genitori con una rabbia estrema che i benpensanti vorrebbero non essere mai rivolta a mamma e papà. La rabbia cresce fino a diventare vendetta e la vedetta matura presto in freddo calcolo. E a quel punto la figlia è pronta per prendere il posto della madre.

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