Combattuta tra l’amore per il figlio, il vincolo matrimoniale e la passione per un altro uomo, Anna Karenina sarà travolta da un conflitto tanto drammatico da trascendere i confini del personaggio per divenire emblematico, che la accomunerà ad altre tormentate figure di donne, come Madame Bovary. Ispirandosi con inconfondibile potenza creativa a un fatto di cronaca, Tolstoj trasfuse in Anna Karenina l’ansia e il desiderio di chiarezza etica che dominarono la sua vita. Costruito con un raffinato gioco d’incastri narrativi e tuttavia con la consueta scorrevolezza stilistica dei capolavori tolstojani, il romanzo presenta una bruciante problematica morale, lasciando al lettore il giudizio definitivo.


Uno dei romanzi più belli che abbia letto nella mia vita, è narrato da vari punti di vista e le storie di numerosi personaggi si avvicendano e si intrecciano.

Innanzi tutto abbiamo Dolly e Stiva, moglie e marito in crisi dopo una scappatella di lui. Faranno la pace, ma a che scopo? Certo, la loro unità familiare sarà preservata agli occhi dei loro figli e della società, ma la felicità non albergherà più tra di loro. Vedremo quindi una donna che si butta anima e corpo nell’educazione dei figli, addolorandosi oltremodo quando questa non sortisce i risultati desiderati. E avremo un uomo, Stiva, che persevera impenitente nelle sue avventure extra-matrimoniali, dilapida il patrimonio ed è in tutto e per tutto membro della corrotta alta società russa.

Abbiamo poi Levin e Kitty. Anime candide e semplici, mostreranno al lettore la felicità che deriva dal focolare e dalla vita essenziale di campagna. A Kitty è sufficiente l’amore del marito, vederlo felice ed esserne felice. E per Levin la vita di società, i giochi della politica, certe disquisizioni filosofiche saranno incomprensibili perché non necessari allo svolgimento della vita quotidiana.

E poi c’è lei, Anna Karenina, il personaggio assolutamente più potente e indimenticabile del romanzo. Sposata con un uomo rispettabile, si innamorerà di Vronskij di un amore proibito e così assoluto da spingerla ad abbandonare marito e figlio. E tuttavia, sarà un amore che le porterà tanto dolore: per la lontananza dal figlio, per i giudizi moralisti della società contro la sua scelta, per il marito odiato e allo stesso tempo rispettato per le sue decisioni, per la perdita dell’onore e di tutto ciò che una donna potesse possedere di prezioso. La potenza della sua figura, incapace di convivere con la falsità come fanno Dolly e Stiva e altrettanto incapace di trovare la pace come Levin e Kitty, domina e regna sulle storie di tutti gli altri, la sua luce vi seguirà durante la lettura e vi farà interpretare ogni evento in funzione della sua infelice situazione.
Ma alla fine l’oscurità offuscherà il suo splendore, il suo amore totalizzante e assoluto per Vronskij finirà per cercare di risucchiarlo nelle sue spire. Determinato a mantenere la sua indipendenza da uomo, Vronskij, pur amando Anna con tutto se stesso, cercherà di sfuggire a questa eccessività d’amore. E Anna, che ormai sente di non avere più nulla, sarà davvero una donna perduta, ma non prima di aver capito il senso della vita, la vita che le sembra gretta, piena d’odio e di bassi appetiti. Un senso che non è dato sapere razionalmente ai vivi, come scoprirà lo stesso Levin.

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