Ambientato in una comunità del prossimo futuro al pari di The Giver, in un villaggio dove ognuno pensa solo a se stesso e le persone con malattie o problemi fisici sono considerate inutili per la comunità e vengono lasciate morire, una ragazzina zoppa lotterà per conquistarsi il diritto di vivere.
Ma, riuscendo a ricavarsi un posto all’interno di quella società, si renderà poi conto di come sia profondamente sbagliata e di quanto sia necessario cambiarla. Rifiuterà quindi l’occasione che a un certo punto le verrà offerta di scappare, e deciderà di fermarsi per iniziare a cambiare le cose dall’interno.


Mi è piaciuto leggermente più del primo, The Giver.
I personaggi sono ancora molto stereotipati, ma è impossibile non amare il piccolo esuberante Matt, grazie al quale si stempera la noia per una trama che sappiamo già dove va a finire. Sì, perché fin da subito appare chiaro chi siano i cattivi e cosa vogliano da Kira, Thomas e Jo.
Rispetto a The Giver, abbiamo un Altrove che si chiama Landa, ma per il resto svolge le medesime funzioni. Chi non è perfetto e chi non serve viene mandato a morire. Kira, zoppa dalla nascita, si è salvata da questo destino grazie alla caparbietà della madre. Ora che la madre è morta, Vandara, una delle donne più influenti del villaggio, pretende che sia mandata a morire nella Landa. Vandara non riesce a convincere il Consiglio dei Guardiani e Kira diventa la Ricamatrice del Palazzo, addetta a restaurare e a tessere il futuro nella tunica del Cantore ancora priva di storie.
Vandara avrebbe potuto essere una buona nemica, crudele e ignorante al punto giusto. Ma dopo il processo diventa un cane che abbaia ma non morde. Il Consiglio del Guardiani, tra i quali Jamison, sono troppo lontani per poter essere considerati una vera minaccia.
Nel Palazzo, Kira diventa amica di Thomas, l’Intagliatore del bastone del Cantore. Un personaggio scialbo. Pare che abbia vissuto inconsapevolmente per anni, fino all’arrivo di Kira, che si limiterà a seguire come un cagnolino fedele.
E neanche quando conosciamo Jo si riesce ad essere davvero spaventati da questo mondo distopico e da quello che è in grado di fare. Come insegna il finale, non è impossibile sfuggire al suo controllo, alla sua disciplina. E non è nemmeno fuori portata la comprensione di ciò che accade e la via per andarsene.
Insomma, ho trovato che, ancora una volta, in questa serie manchi il mordente. Si presenta come una favoletta annacquata rispetto ai romanzi di Orwell.

2 stars smaller

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