Nella Londra di fine Ottocento, Talia si muove silenziosa come un gatto e scaltra come una volpe. È molto giovane e bella, il che è un indubbio vantaggio nell’esercizio della sua professione, la ladra. Talia però non ruba di tutto, si impossessa solo di quello che la porta più vicino alla soluzione del mistero che avvolge la sua vita. La scomparsa di suo padre. La risposta che troverà, però, fra nebbie e vapori, ingranaggi e corsetti, sarà una scoperta tanto sconvolgente quanto raccapricciante, nascosta gelosamente dentro una teca di cristallo.


Ho trovato questo libro sostanzialmente privo di senso. Il motivo credo sia imputabile al fatto che sembra la fusione di due romanzi diversi. Uno riguarda la ricerca e la raccolta dei Sette Peccati, l’altro il colpo di scena finale.
Altrimenti sarebbe stato un romanzo carino ed originale, nonostante alcuni dialoghi banali e francamente evitabili.

Talia è una buona protagonista: giovane, curiosa, dedita alla scienza e assolutamente anticonvenzionale. Ci si può immedesimare in lei, nonostante l’ambientazione ottocentesca.
Poi c’è il misterioso (fino ad un certo punto, poi l’autore rivelerà ogni dettaglio di lui… anche troppo in fretta) Nicholas, che ho trovato un po’ piatto, nonostante le battute scambiate con Talia.

Il fatto è che trovati i Sette Peccati, e ciò che ne consegue, il romanzo sembra terminato. E sembra che ne inizi un altro, breve e non sufficientemente approfondito.
Un finale così sconvolgente meriterebbe più spazio. Per esempio, sulle sensazioni di Talia. Sui sentimenti di Nicholas. Su quelli di Madame Vivienne (comunque, molto simpatica) e Archie. Qualcosina in più su Cornelius Cobbald. E invece… niente. Tutto finisce, così, lasciandoci il sapore di qualcosa di affrettato.

2 stars smaller

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