In una realtà futura segnata da “forme di governo spietate, punizioni atroci, inguaribile povertà o falso benessere”, i difetti fisici sono puniti con la pena di morte. Ma nel Villaggio in cui Matty abita anche gli ultimi della scala sociale sono accolti e tenuti in grande considerazione. La comunità è gestita dal Capo, una versione adulta del Jonas di The Giver – Il Donatore. Matty lavora per il Veggente, un vecchio cieco che lo ha aiutato a maturare. Ma adesso qualcosa sta cambiando, i rifugiati improvvisamente non sono più i benvenuti al Villaggio e gli abitanti stanno diventando vanesi e ottusi. A Matty, uno dei pochi capaci di districarsi nella fitta Foresta che circonda il Villaggio, viene affidato il compito di portare il messaggio del drammatico cambiamento ai paesi vicini. Purtroppo la Foresta, animata ora da una forza oscura, si rivolta contro di lui e Matty
si trova a fronteggiare il pericolo armato solo di un nuovo potere, che ancora non riesce completamente a comprendere.
Un’allegoria spietata dell’animo umano e della nostra società, che conclude la trilogia profonda e provocatoria di Lois Lowry.


Questa serie continua a non appassionarmi particolarmente.
Ho trovato questo terzo volume allo stesso livello del secondo, La rivincita. Gathering blue. Cioè, con qualche elemento buono, ma nel complesso poco convincente.
Qui ritroviamo Jonas, Kira, Christopher e Matt (diventato Matty).
Jonas è diventato il Capo di una comunità fondata sull’uguaglianza e sull’aiuto reciproco. Ma qualcosa sta incrinando l’equilibrio e la solidarietà degli abitanti del Villaggio. Il misterioso baratto pare corrompere le persone. E come? Be’, non lo sappiamo per certo, come al solito in questa serie, l’autrice si limita a «farci intuire» cosa accada.
Kira è sostanzialmente sempre la stessa. Tesse le storie che «vede» nel futuro ed è fiera di zoppicare. Ha solo migliorato questo suo dono, che è diventato più preciso.
Christopher, amico di Jonas, è il Veggente, cioè a causa della sua cecità ha affinato l’altra vista e sembra non rimpiangere affatto i suoi occhi. I suoi dialoghi con Matty sono molto carini e sono una delle parti che ho maggiormente apprezzato in questo romanzo.
Infine, Matty è stato un po’ una delusione. Principalmente per la fine, che ho trovato a dir poco sconcertante. Anche la simbologia utilizzata mi è sembrata forzata per far convergere la storia nella direzione stabilita dall’autrice. Poco naturale, troppo affrettata.
I cattivi? Pessimi. Più lontani che mai e senza nerbo. Difficile pensare che abbiano potuto far prevalere il loro punto di vista sulla popolazione del Villaggio. E la Foresta? Mi ha ricordato tantissimo la Foresta di Barbalbero ne Il Signore degli Anelli di Tolkien. Solo che Tolkien l’ha resa indimenticabile.

2 stars smaller

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