Jessica Vargo non ha mai creduto nell’esistenza dei vampiri, finché non viene strappata alla sua monotona vita dall’incontro con una di quelle creature. Torturata dal suo rapitore e reclusa nelle oscure viscere di un castello medievale, è destinata a diventare la vittima di un altro prigioniero in catene: Lucian di Penwick. Un tempo cavaliere Templare, Lucian è ora un vampiro, e deve lottare contro la sete di sangue per non uccidere questa giovane donna innocente di cui si scopre innamorato. Tanto più che Jessica, sebbene terrorizzata, si rende conto che Lucian non è malvagio. Anzi, lungo quella sottile linea che sfuma tra realtà e mito, è l’unico che può aiutarla a ritrovare la luce…


Questo libro dovrebbe essere la conclusione di questa trilogia, anche se, in realtà, non conclude un bel niente. Sembra davvero impossibile che questa saga rimanga una trilogia.
In questo terzo volume si parla di Lucian e Jessica e, come i precedenti, non mi ha entusiasmato. Troppi luoghi comuni, troppe frasi ad effetto. Lucian è il Templare casto e puro che porta dentro di sé una ferita terribile. O almeno è terribile a suo giudizio. Leggendo non si avverte tutta questa sofferenza, non si riesce a rimanere coinvolti dal peso del suo passato. Il suo dolore rimane lontano dal lettore.
E lontana è anche la pena di Jessica e le torture che Stephan le infligge. L’autrice, a mio parere, non è riuscita a renderci partecipi del suo tormento, ma descrive le vicende in modo quasi asettico. Tanto da farci pensare: «Oddio, ma quand’è che la piantano e si mettono insieme?».
E il cattivo? Come può esserci una buona storia senza un buon cattivo? Stephan non è decisamente all’altezza del ruolo che dovrebbe avere. Per non parlare di come si conclude lo scontro tra lui e Lucian. Sfiora il ridicolo tanto tutto avviene in fretta e senza alcun preavviso.
L’epilogo? E vissero tutti felici e contenti tranne i lettori che si ritrovano con una trilogia dal finale aperto.

1 star

Annunci